Il diritto e l’angoscia.

Viviamo in un periodo storico di grande difficoltà, è stato scritto e detto migliaia di volte, di grandi paure e soprattutto di grandi angosce.

L’incertezza per il futuro solo ora è in parte mitigata dall’avvento dei vaccini e dalle gesta di (alcune) istituzioni, che sembrano aver capito che non possono sopravvivere alla morte della coesione sociale e quindi (timidamente) cercano di porre rimedio alle grandi ingiustizie che lacerano non più e non soltanto i paesi (ancora) in via di sviluppo, ma anche i paesi (sedicenti) civili e democratici.

E il primo vero tratto distintivo tra i paesi “civilizzati” e quelli che ancora non lo sono dovrebbe essere proprio il diritto, le regole, la loro certezza ed il rispetto per loro, certo non il PIL procapite.

E allora in questo periodo di grande angoscia al diritto, allo Stato di Diritto, alle sue regole, dovremmo poterci affidare per cercare un minimo di sicurezza, per cercare un punto saldo su cui basare la ricostruzione e invece all’angoscia dovuta alla situazione mondiale, oggi per noi, avvocati, magistrati onorari, cittadini italiani, si aggiunge un nuovo motivo di angoscia: per la salute di alcuni nostri concittadini, nostri colleghi che per protestare contro l’indegna (per un paese civile) situazione di sfruttamento da parte dello Stato italiano dei lavoratori precari della Giustizia hanno deciso di intraprendere lo sciopero della fame.

Il gesto è estremo e sgomenta, angoscia, appunto, perché quando si mette in gioco la salute, se non la vita, per poter ottenere tutela di un proprio diritto, siamo di fronte alla morte del diritto, e se poi questi coraggiosi vengono pure ignorati dai più, allora è anche la morte della nostra comunità.

Qualcuno l’ha ritenuto (per una superficiale analisi) eccessivo, degno di battaglie per diritti, ebbene qui invece siamo proprio nel corso di una guerra, che dura da decenni, per il riconoscimento di quei diritti dei lavoratori riconosciuti dalla stessa Costituzione.

E non si può dire che questa guerra riguarda solo loro, perché invece riguarda noi tutti cittadini, perché riguarda il diritto di ciascuno a che i lavoratori possano lavorare con dignità e con le garanzie che la legge loro riconosce e poi perché i cittadini in questione sono servitori dello stato che prestano la loro opera per tutti gli altri cittadini.

Per questo mi sono risolto a questa mia, facendo violenza alla mia normale riservatezza, per cercare di far sì che la loro vicenda, tanto coraggiosa, quanto angosciante sia conosciuta dal maggior numero di persone, perché si sappia che anche in Italia c’è chi lotta per i nostri diritti, mettendo a rischio la propria stessa esistenza, perché la loro lotta guadagni quanta più forza possibile.

Grazie dell’attenzione.

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