Burocrazia e Giustizia.

Sento continuamente paragonare il nostro Paese ad altri, Svizzera, Stati Uniti, Germania, dove i finanziamenti (talvolta a fondo perduto) vengono concessi senza controlli preventivi, ma solo successivi, senza essere, come noi invece siamo, prigionieri della burocrazia.
Laddove poi si scopra che il soggetto ha mentito al momento dell’erogazione, ovvero non ne aveva diritto, sarà perseguito in tutte le sedi, come siamo usi dire e lo Stato si riprenderà quanto gli è stato usurpato, punendo chi lo ha fatto.
Questo è possibile non solo perché quei paesi hanno meno burocrazia, ma soprattutto perché in quei paesi la giustizia funziona, è efficiente, ha tempi certi e strumenti efficaci.
In Italia invece la giustizia NON FUNZIONA, nemmeno lo Stato può “avventurarsi” in giudizi infiniti per tentare di recuperare il maltolto. Qualcuno ricorda i tentativi di recuperare i fondi europei percepiti da soggetti che non avevano i requisiti? Quanti sono andati a buon fine e quanti sono rimasti pendenti per anni e anni con enorme spreco di risorse e con altrettanto enorme incertezza.
Mediamente parlando dunque, questo non accade negli altri paesi, perciò si può procedere con i controlli ex post e non dovendo controllare tutto prima: perché se qualcosa non è stato fatto a dovere, in breve tempo ed efficacemente si otterrà il giusto ristoro.
E tuttavia in questi giorni nei quali ci si dibatte su come fare presto e come far ripartire il Paese, la giustizia è relegata ai margini; non si fa nulla, o quasi, per renderla davvero efficiente.
Non sono previsti massicci investimenti; le piccole e malnate riforme continuano a (dover) essere a costo zero; perché non saranno le udienze da remoto a velocizzare il contenzioso e nemmeno la loro abolizione (alla quale una certa parte di magistratura, purtroppo, sembra aspirare), è necessario invece che lo Stato investa grandi risorse finanziarie per portare la giustizia nel terzo millennio, innanzitutto assumendo e formando personale, e garantendo così i diritti dei cittadini ed anche quelli delle imprese.
Oggi, in questa difficile fase, appare in modo plastico come mediamente viene percepita la giustizia: come un ostacolo alla velocità, alle decisioni, anziché essere percepita per quello che (dovrebbe) essere, ovvero il luogo dove le decisioni sono controllate nella loro correttezza e pertanto confermate o corrette.
Per questo motivo nell’opinione pubblica nessuno si scandalizza se non se ne parla mai; il dibattito è solo tra “gli addetti ai lavori” e anche qui assume talvolta aspetti grotteschi: lotta tra fazioni che non si ascoltano, lambiccamenti nei dettagli, perdendo di vista il problema complessivo.
Se l’Italia non funziona è anche, ma direi soprattutto, perché la giustizia non funziona.
Sarà fondamentale pertanto che si intervenga affinché i controlli ex post siano rapidi ed efficienti, che la giustizia abbia tempi certi nel pieno rispetto dei diritti di tutti.
E per ottenerlo saranno necessari molto personale ben preparato e molte infrastrutture, quindi molti investimenti.
Non deve essere l’ultima cosa cui pensare, riorganizzando lo Stato per adeguarlo al mondo del dopo #COVID-19, ma dovrà essere la prima, perché eliminare semplicemente passaggi burocratici prima da solo non garantirà più velocità e soprattuto non garantirà più certezze, sarà vero il contrario.
Gli ottimi, superlativi esempi del ponte di Genova o dell’EXPO non sono applicabili su scala nazionale, un cantiere, per quanto complesso e difficile, non lo sarà mai quanto un piano di infrastrutture per un intero paese.
Sarà però anche necessario che gli avvocati da una parte e i magistrati dall’altra operino un reale e radicale cambiamento di mentalità, avendo a mente che tutti facciamo parte del sistema, quindi se il sistema non funziona, tutti ne paghiamo le conseguenze.
Tutti dovremmo concorrere quindi alla buona applicazione della legge, per cui i primi dovranno, dovrebbero, cercare di limitarsi nel tentativo di piegare il dato normativo, per quanto i nostri clienti possano chiedercelo e altresì dovrebbero cercare anche di aver più fiducia in noi, come categoria, e affidarsi di più alla risoluzione delle vertenze con sistemi alternativi alla Giustizia Ordinaria, perché noi tutti conosciamo moltissimi avvocati che sarebbero giudici, ovvero arbitri, assai migliori di molti magistrati professionali, e questi, per parte loro, dovranno, dovrebbero, essere meno prevenuti nei confronti delle interpretazioni loro offerte dagli avvocati, non pensando di essere i soli depositari della verità.
Si tratta, ovviamente, di una provocazione; le generalizzazioni per loro natura sono sbagliate, anche quando si fondano su dati di esperienza.
Il mio scopo è però quello di suscitare la riflessione sul fatto che oggi se non lottiamo per cambiare anche la percezione della giustizia in Italia, non potremo cambiare la giustizia e di questo pagheremo tutti, in quanto cittadini, il prezzo.

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